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Trasposizione della Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva da parte della Lituania.

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Trasposizione della Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva da parte della Lituania

La Lituania si sta posizionando tra gli Stati membri dell’Unione europea più avanzati nell’attuazione della Direttiva UE sulla trasparenza retributiva (Direttiva 2023/970/UE). Nel marzo 2026, il governo lituano ha approvato un progetto di modifica del Codice del Lavoro finalizzato ad allineare la normativa nazionale alla Direttiva prima della scadenza fissata dall’UE al 7 giugno 2026. La proposta è ora in attesa dell’approvazione definitiva da parte del Parlamento lituano (Seimas).

Trasparenza nelle assunzioni e comunicazione delle retribuzioni

Uno degli elementi chiave della riforma lituana riguarda le pratiche di assunzione. In base al Codice del Lavoro modificato, i datori di lavoro non potranno chiedere ai candidati informazioni sulla retribuzione percepita nei rapporti di lavoro attuali o precedenti. Inoltre, dovranno fornire informazioni sugli eventuali contratti collettivi applicabili alla posizione prima dell’inizio delle trattative per l’assunzione.

La normativa rafforza inoltre il diritto dei lavoratori a discutere e condividere informazioni sul proprio salario. Clausole di riservatezza o politiche aziendali interne non potranno limitare la possibilità dei dipendenti di divulgare dati retributivi quando ciò sia necessario per esercitare il diritto alla parità di retribuzione. Questa misura riflette l’obiettivo più ampio della Direttiva di aumentare la trasparenza delle strutture salariali.

Strutture retributive neutrali rispetto al genere

Una delle principali innovazioni della proposta lituana è l’obbligo per i datori di lavoro di adottare sistemi retributivi formalmente neutrali rispetto al genere. Le posizioni lavorative dovranno essere valutate sulla base di criteri oggettivi quali competenze, qualifiche, responsabilità, impegno richiesto e condizioni di lavoro.

Le modifiche introducono inoltre definizioni formali di “stesso lavoro” e “lavoro di pari valore”, due concetti centrali della Direttiva. La normativa lituana consentirebbe anche confronti salariali tra società controllate qualora le retribuzioni siano determinate centralmente. In alcuni casi, potranno essere utilizzate prove statistiche o comparatori ipotetici per sostenere richieste di risarcimento per discriminazione.

Segnalazione del divario retributivo e ruolo di SoDRA

Uno degli aspetti più distintivi dell’approccio lituano è il ruolo attribuito a SoDRA, l’ente nazionale di previdenza sociale. I datori di lavoro dovranno trasmettere dati relativi alle retribuzioni e all’orario di lavoro, mentre SoDRA calcolerà gli indicatori del divario retributivo di genere richiesti dalla Direttiva e li pubblicherà. Questo sistema centralizzato potrebbe ridurre in modo significativo gli oneri amministrativi per le imprese.

Gli obblighi di rendicontazione saranno introdotti gradualmente. Le aziende con almeno 150 dipendenti dovranno iniziare a comunicare i dati entro maggio 2027, mentre quelle con un organico compreso tra 100 e 149 dipendenti saranno soggette all’obbligo a partire dal 2031. Qualora un divario retributivo di genere pari o superiore al 5%, non giustificato da criteri oggettivi, non venga corretto entro sei mesi, il datore di lavoro dovrà effettuare una valutazione congiunta delle retribuzioni insieme ai rappresentanti dei lavoratori.

Applicazione della normativa e sanzioni

In sintesi, la Lituania ha adottato un approccio deciso e innovativo alla trasparenza retributiva, introducendo un sistema centralizzato di rendicontazione e definendo aspettative chiare affinché le strutture salariali siano trasparenti, eque e neutrali rispetto al genere.

La proposta legislativa introduce inoltre sanzioni amministrative per i casi di mancato rispetto degli obblighi di trasparenza e rendicontazione. Secondo l’attuale testo, i datori di lavoro che non si conformano alle disposizioni potrebbero essere soggetti a multe a partire da 400 euro, fino a un massimo di 6.000 euro nei casi di violazioni gravi o reiterate.

I lavoratori vittime di discriminazione retributiva avranno inoltre il diritto di richiedere un risarcimento, comprensivo delle retribuzioni non percepite, delle opportunità di carriera perdute e dei danni non patrimoniali. Nei procedimenti per discriminazione, l’onere della prova sarà trasferito al datore di lavoro, che dovrà dimostrare che le differenze retributive sono fondate su criteri oggettivi, non discriminatori e neutrali rispetto al genere.

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