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Il Visto Van der Elst

Il visto Van der Elst è un visto di lavoro per lavoratori di nazionalità non-UE assunti da un datore di lavoro con sede nell’Unione Europea.

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Il visto Van der Elst è un tipo di visto di lavoro specifico per i lavoratori di nazionalità non comunitaria assunti da un datore di Lavoro con sede nell’Unione Europea, i quali devono essere distaccati in un altro stato membro dell’Unione Europea per un periodo di tempo limitato, per fornire servizi.

Significato del Visto Van der Elst

Il visto Van der Elst trae origine da una sentenza della Corte del 9 agosto 1994 relativa ad un procedimento pendente tra il sig. Raymond Vander Est e l’Office des Migrations Internationales (OMI), riguardo all’interpretazione degli articoli 59 e 60 del Trattato CEE.

Il caso Van der Elst

Il caso metteva in discussione alcuni diritti EU come, ad esempio, la libera prestazione di servizi, il principio di non discriminazione e l’accesso al lavoro per i cittadini provenienti da paesi terzi. Nello specifico, il sig. Vander Elst era un datore di lavoro di nazionalità belga, stabilito in Belgio, che gestiva un’impresa a Bruxelles e impiegava cittadini marocchini, i quali erano legalmente residenti in Belgio e in possesso di permesso di lavoro belga, regolarmente stipendiati e coperti dalla previdenza sociale belga.

Nel 1989, il sig. Vander Elst aveva svolto un servizio in Francia. Il lavoro era durato un mese ed aveva coinvolto una squadra di operai da lui regolarmente assunti, tra cui alcuni dipendenti marocchini. Per tali dipendenti, il sig. Vander Elst aveva in precedenza ottenuto un visto per soggiorno di breve durata, rilasciato dal consolato francese a Bruxelles.

Tuttavia, quando gli ispettori del lavoro francese ispezionarono il cantiere, lamentarono il fatto che i lavoratori marocchini non fossero in possesso di permesso di lavoro rilasciato dalle autorità francesi. Secondo gli ispettori del lavoro, il visto per soggiorni di breve durata non era sufficiente per consentire loro di svolgere un lavoro in Francia. Pertanto, l’ispettorato del lavoro aveva ritenuto che il sig. Vander Elst avesse violato la legge francese e lo aveva multato secondo le disposizioni locali.

La decisione della Corte

Il sig. Vander Elst decise allora di presentare ricorso alla decisione delle autorità francesi e, a sostegno della sua posizione, sostenne che il codice del lavoro francese costituiva un ostacolo alla libera prestazione di servizi, trovando quindi incompatibilità con gli articoli 59 and 60 del Trattato CEE.

In risposta a ciò, la corte si pronunciò come segue:

“Gli artt. 59 e 60 del Trattato devono essere interpretati nel senso che ostano a che uno Stato membro imponga alle imprese stabilite in un altro Stato membro, che si rechino sul territorio del primo Stato per effettuarvi una prestazione di servizi e che abbiano alle loro dipendenze, in maniera regolare e stabile, cittadini di paesi terzi, l’obbligo di ottenere, per tali lavoratori, un permesso di lavoro rilasciato da un ente nazionale per l’immigrazione, nonché quello di pagare le relative spese, comminando, in caso contrario, un’ammenda amministrativa.”

Pertanto, la sentenza del caso ha confermato che i cittadini non comunitari impiegati in un paese membro dell’Unione Europea sono autorizzati a prestare servizi in un altro paese membro, per un periodo di tempo limitato.

Attuazione nella legislazione degli stati membri dell’UE: L’Irlanda e l’Italia come esempio

Alcuni paesi dell’UE hanno recepito il principio di libertà sancito dalla sentenza Van der Elst nel proprio diritto nazionale, ognuno con modalità diverse. L’Irlanda, ad esempio, offre ai cittadini non comunitari la possibilità di richiedere un visto Van der Elst direttamente presso la rappresentanza diplomatica irlandese nel paese di origine o di residenza del richiedente.

L’Italia, invece, dispone di un apposite permesso di lavoro “Van der Elst” previsto dal testo unico sull’immigrazione attraverso l’articolo 27, comma 1-bis del D.Lgd. 286/98. Tale permesso di lavoro è specificatamente destinato lavoratori non comunitari distaccati da imprese comunitarie in virtù di un contratto di appalto ed è consentito al di fuori delle quote stabilite ogni anno dal governo italiano, in linea con il principio di libertà sancito dalla sentenza Van der Elst.

Notifica di distacco: esempio dell’Italia

In aggiunta alla richiesta di permesso di lavoro, la normativa italiana prevede alcuni adempimenti di notifica del distacco in linea con il recepimento della Direttiva 2018/957/EU nell’ordinamento italiano.

Le imprese che distaccano lavoratori in Italia nell’ambito di una prestazione di servizi devono:

  • Presentare una dichiarazione di distacco
  • Nominare un referente domiciliato
  • Rispettare le condizioni salariali / lavorative italiane applicabili
  • Conservare tutti i documenti relative a ciascun incarico in caso di richiesta formale di informazioni da parte delle autorità locali.

Chi si qualifica per il visto Van der Elst?

Possono richiedere il visto Van der Elst i lavoratori che soddisfano le seguenti condizioni:

  • Risiedono legalmente nello stato membro dell’UE in cui ha sede il loro datore di lavoro;
  • Sono legalmente assunti dal datore di lavoro nello stato membro dell’UE in cui soggiornano;
  • Viaggiano in un altro paese dell’UE per fornire servizi per conto del proprio datore di lavoro, sulla base di un contratto di appalto sottoscritto tra il loro datore di lavoro e l’azienda ospitante nello stato di destinazione.

Normalmente, il visto Van der Elst non consente di intraprendere un’attività di lavoro retribuita nel paese di destinazione o di svolgere un lavoro, anche non retribuito, diverso da quello per cui il visto è stato approvato. Al termine della prestazione dei servizi, il lavoratore è tenuto a lasciare il paese.

I familiari a carico del lavoratore solitamente non si qualificano per il visto Van der Elst, ma possono sempre entrare nel paese di destinazione come visitatori.

Documenti e tempistiche per il Visto Van der Elst

Tra i documenti solitamente richiesti per un visto Van der Elst, vi sono i seguenti:

  • Passporto;
  • Foto formato tessera;
  • Lettera di richiesta visto;
  • Conferma della residenza e dell’impiego nel paese EU di origine;
  • Lettera dell’azienda ospitante e/o contratto di appalto tra l’azienda EU di origine e l’azienda ospitante.

Tutti i documenti rilasciati in un paese estero devono essere correttamente legalizzati e tradotti, secondo le normative vigenti e gli accordi reciproci tra i paesi interessati.

Il visto Van der Elst può solitamente essere richiesto fino a 3 mesi prima della data di viaggio prevista, anche se questo può variare a seconda del paese di destinazione. Anche i tempi di elaborazione e rilascio del visto possono variare a seconda del paese, per questo motive è consigliabile non acquistare i biglietti di viaggio con troppo anticipo.

Per quanto riguarda la durata del visto, anche questa varia da paese a paese. A titolo di esempio, il Visto Van der Elst irlandese consente soggiorni per un massimo di 12 mesi consecutivi. Il permesso di lavoro italiano, invece, può essere rilasciato per un massimo di 2 anni, rinnovabile.

Per saperne di più su altri tipi di visti di lavoro italiani, consultate la nostra guida completa sui visti di lavoro in Italia.

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Riferimenti Normativi

Sentenza della Corte del 9 agosto 1994

Fonte

Decreto Legislativo 286/98

Fonte

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