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Certificato di Residenza Fiscale in Italia

Il certificato di residenza fiscale è rilasciato dall’Agenzia delle Entrate e attesta che il richiedente è residente in Italia ai fini fiscali nel periodo di riferimento, ai fini della convenzione contro le doppie imposizioni applicabile.
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Indice dei Contenuti

Questa guida intende fornire informazioni generali sul Certificato di residenza fiscale, sulle ragioni per cui richiederlo e su come poterlo ottenere attraverso l’Agenzia delle Entrate.

Cos’è il certificato di residenza fiscale?

Il certificato di residenza fiscale è un documento rilasciato dall’Agenzia delle Entrate che attesta la residenza fiscale in Italia della persona fisica, della società o di altro soggetto legittimato per il periodo d’imposta di riferimento.

Tale certificato può essere richiesto al fine di presentarlo all’Amministrazione fiscale di uno Stato estero, nel quale il contribuente ha prodotto reddito in un dato anno, al fine di usufruire dei benefici previsti dalla Convenzione contro le doppie imposizioni in vigore con detto Stato.

Certificato residenza fiscale Italia: chi può richiederlo?

Il certificato residenza fiscale Italia può essere richiesto da tutte le persone fisiche residenti e i soggetti residenti diversi dalle persone fisiche quali: società di capitali, enti commerciali e non commerciali, organismi di investimento collettivo del risparmio e fondi di pensione.

Nel caso delle società di persone e negli altri casi di soggetti “fiscalmente trasparenti”, il certificato può essere richiesto solo dai soci/beneficiari residenti in Italia.

Quando serve il certificato di residenza fiscale?

Il certificato residenza fiscale Italia serve per chiedere all’Agenzia delle Entrate l’attestazione di residenza fiscale da presentare allo Stato estero nel quale il contribuente ha prodotto reddito in un dato anno.

Il certificato è generalmente utilizzato per dimostrare la residenza fiscale italiana quando si richiedono i benefici previsti da una convenzione contro le doppie imposizioni applicabile; l’amministrazione fiscale estera può richiedere ulteriori documenti e verificare le condizioni convenzionali pertinenti. L’attestazione può essere richiesta anche per più tipi di reddito prodotti nello stesso Stato estero, cioè soggetti alla stessa Convenzione; in questo caso verrà infatti emesso un unico certificato di residenza fiscale.

Come richiedere l’attestato di residenza fiscale?

La richiesta può essere presentata presso un qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate. Il modello di certificato, approvato con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 10 luglio 2013, è infatti reso disponibile gratuitamente dall’Agenzia delle Entrate in forma elettronica.

La richiesta firmata può essere presentata di persona, tramite un rappresentante autorizzato, con raccomandata, tramite posta elettronica certificata (PEC) o attraverso il servizio autenticato “Consegna documenti e istanze” dell’Agenzia delle Entrate. Per le presentazioni online si applicano i requisiti prescritti di identificazione e di firma. I grandi contribuenti devono presentare la richiesta alla Direzione regionale territorialmente competente.

Occorre compilare il modulo di richiesta in tutti i suoi campi, quali ad esempio:

  1. Qualità di: in questa sezione occorre indicare se si tratta di titolare, rappresentante o altra qualifica;
  2. Nazione: in questa sezione occorre indicare il nome dello Stato estero nel quale è stato prodotto il reddito e a cui va indirizzata l’attestazione;
  3. Reddito: in questa sezione occorre indicare il tipo (o i tipi) di reddito prodotto, oggetto delle Convenzioni internazionali sulle doppie imposizioni, prendendo in considerazione la tabella disponibile sul modulo, consultabile a questo link.

Per il modulo di richiesta e l’elenco delle categorie di reddito, consultare il modulo e le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate; le vecchie copie delle istruzioni potrebbero ancora riportare requisiti di pagamento che non si applicano più dal 1° gennaio 2025.

Modello approvato per il certificato residenza fiscale Italia

Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 10 luglio 2013 ha approvato due tipologie distinte di documenti: (i) i modelli di istanza che consentono ai non residenti di richiedere il rimborso, l’esenzione o l’applicazione di una ritenuta italiana ridotta, e (ii) un certificato di residenza fiscale per i contribuenti residenti in Italia che devono far valere benefici convenzionali all’estero. Tali modelli sono stati adottati unilateralmente dall’Agenzia delle Entrate, senza il preventivo accordo delle autorità fiscali estere.

Secondo una tendenza prevalente in ambito comunitario e internazionale, infatti, i modelli sono frutto di un’iniziativa unilaterale dell’Italia. Tale iniziativa è motivata principalmente dalla necessità di agevolare gli investitori non residenti che intendono avvalersi direttamente dei benefici previsti dalle convenzioni contro le doppie imposizioni o dalle direttive europee di riferimento oppure ottenere il rimborso dell’imposta italiana versata o trattenuta in misura eccedente rispetto a quella fissata dalle medesime convenzioni e direttive.

Attestati di residenza fiscale rilasciati da Amministrazioni estere sulla base del modello di quello stato estero

L’amministrazione fiscale in uno Stato estero può rilasciare l’attestato di residenza fiscale senza utilizzare il modello messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Nel dettaglio, l’autorità fiscale del paese di residenza del beneficiario del reddito può decidere di utilizzare una propria modulistica da allegare alla domanda di rimborso o di applicazione diretta dell’esonero o dell’aliquota convenzionale. In questo caso, il modello rilasciato dall’autorità fiscale estera deve attestare la residenza del beneficiario ai sensi della pertinente norma convenzionale nel periodo d’imposta ovvero alla data di rilascio dell’Attestato.

Laddove l’Autorità fiscale estera preveda il rilascio dell’Attestato con procedura elettronica, la validità del documento deve essere verificabile.

Attestati di residenza fiscale rilasciati dall’Agenzia delle Entrate sulla base del modello di uno stato estero

Possono verificarsi anche casi in cui l’Amministrazione fiscale estera richieda all’Agenzia delle Entrate la compilazione di un proprio modello ad hoc, con l’apposizione di timbro e firma da parte dell’Agenzia delle Entrate. In questi casi, qualora il modello predisposto dall’amministrazione estera sia sostanzialmente simile a quello italiano, l’ufficio dell’Agenzia delle entrate può attestare la residenza fiscale in Italia utilizzando il modello estero. Ciò è applicabile tanto al fine di agevolare i contribuenti italiani che fanno domanda presso uno Stato membro dell’Unione europea o uno Stato partner di una convenzione per ottenere il rimborso dell’imposta estera o l’applicazione diretta dell’aliquota agevolata.

In tale evenienza, l’ufficio emetterà comunque il certificato di residenza fiscale anche sul modello approvato dall’Agenzia delle entrate. Infatti, il rilascio del certificato italiano è corrispondente al rispetto degli obblighi amministrativi interni mentre l’attestazione di residenza sul modello predisposto dall’amministrazione estera è funzionale a consentire ai contribuenti italiani di non avere difficoltà con le amministrazioni fiscali.

Quanto dura il certificato di residenza fiscale?

Il certificato di residenza fiscale può essere ottenuto su richiesta ed è solitamente riferito solamente all’anno fiscale di riferimento, indicato sullo stesso certificato.
Laddove il certificato di residenza fiscale debba essere presentato a un’autorità estera, potrebbe dover essere legalizzato per uso in quel paese.

Che differenza c’è tra residenza anagrafica e residenza fiscale

I concetti di residenza anagrafica e residenza fiscale vengono spesso confusi e sovrapposti, tuttavia esiste una differenza tra i due.

Il concetto di residenza anagrafica è definito dall’articolo 43 del Codice Civile come “Il luogo in cui la persona ha la sua dimora abituale”. Il concetto di domicilio è disciplinato dallo stesso articolo come: “Il luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi”.

Ai fini delle imposte sui redditi italiane, il “domicilio” ha una definizione legale distinta dal 1° gennaio 2024: è il luogo in cui si sviluppano prevalentemente le relazioni personali e familiari di una persona. Per le persone fisiche, la residenza fiscale italiana è determinata ai sensi dell’articolo 2, comma 2, del TUIR; per le società e gli altri enti, i criteri rilevanti sono previsti dall’articolo 73, comma 3, del TUIR. Il domicilio civilistico e il domicilio fiscale non devono quindi essere considerati intercambiabili.

Pertanto, l’indirizzo di residenza anagrafica e l’indirizzo di domicilio possono coincidere, ma possono anche non coincidere. L’iscrizione all’Anagrafe della popolazione residente si ottiene registrandosi presso il Comune italiano dove si è titolari di un alloggio.
Ove necessario, è possibile richiedere al Comune un certificato di residenza anagrafica, che è diverso dal certificato di residenza fiscale oggetto del presente articolo, e che viene rilasciato con una validità di 6 mesi. L’indirizzo di domicilio, invece, può generalmente essere autocertificato.

La residenza fiscale è un concetto diverso e determina se una persona o un ente è considerato residente ai fini delle imposte sui redditi secondo la normativa interna italiana, fatta salva la convenzione contro le doppie imposizioni applicabile. Per le persone fisiche, dal periodo d’imposta 2024 la residenza ai sensi dell’articolo 2, comma 2, del TUIR può essere stabilita in base alla dimora abituale, alla definizione tributaria di domicilio, alla presenza fisica per la maggior parte del periodo d’imposta (comprese le frazioni di giorno) o in base alla presunzione relativa derivante dall’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente. Per ulteriori informazioni, consulta il nostro articolo dedicato: Residenza fiscale in Italia.

Il Decreto legislativo n. 117 del 19 giugno 2026 ha approvato il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR). Sebbene il Decreto sia entrato in vigore il 4 luglio 2026, l’articolo 377 del Testo unico allegato prevede che le sue disposizioni si applichino dal 1° gennaio 2027. Fino al 31 dicembre 2026 restano applicabili le disposizioni pertinenti del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917/1986.

Dal 1° gennaio 2027, i riferimenti al precedente TUIR (D.P.R. 917/1986) devono essere letti alla luce delle corrispondenti disposizioni del nuovo Testo unico delle imposte sui redditi, introdotto dal Decreto legislativo n. 117 del 19 giugno 2026. Fino al 31 dicembre 2026 restano applicabili le disposizioni pertinenti del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917/1986.

Consulenza sulla residenza fiscale di persone fisiche

Quadro normativo

Autorità Fonte Numero Articolo Data Link
Agenzia delle Entrate Circolare n. 20/E/2024 20/E 04/11/2024 Leggi di più
Governo italiano D.lgs. n. 209/2023 209 27/12/2023 Leggi di più
Governo italiano D.lgs. 139/2024 139 / 18/09/2024 Leggi di più
Governo italiano D.P.R. n. 917/1986 – art. 2, comma 2 917/1986 2(2) 22/12/1986 Leggi di più
Governo italiano D.P.R. n. 917/1986 – art. 73, comma 3 917/1986 73(3) 22/12/1986 Leggi di più
Governo italiano R.D. n. 262/1942 (Codice civile) – art. 43 262/1942 43 16/03/1942 Leggi di più
Agenzia delle Entrate Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate Prot. 2013/84404 – Attestato di residenza fiscale: modello approvato Prot. 2013/84404 Punti 4.1, 4.2, 5.1 10/07/2013 Leggi di più
Agenzia delle Entrate Agenzia delle Entrate – Come richiedere l’attestato / Procedura di richiesta / presentazione Leggi di più
Agenzia delle Entrate Agenzia delle Entrate – Modello di richiesta dell’attestato e istruzioni / Modello e istruzioni Leggi di più
Governo italiano D.Lgs. n. 117/2026 – Nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR) 117/2026 Art. 1, comma 2; Testo unico allegato, artt. 2, 376 e 377 19/06/2026 Leggi di più
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