Il 23 aprile 2026, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo provvisorio su un aggiornamento delle norme di coordinamento dei sistemi nazionali di sicurezza sociale.
Contesto
Sulla base del Regolamento (CE) n. 883/2004 e del Regolamento (CE) n. 987/2009:
- i cittadini sono soggetti alla legislazione di un solo Paese alla volta e versano i contributi in un unico Stato;
- tutti i cittadini dell’UE hanno gli stessi diritti e obblighi, indipendentemente dalla nazionalità (principio di parità di trattamento e non discriminazione);
- i periodi di assicurazione, lavoro o residenza maturati in altri Paesi sono presi in considerazione ai fini del riconoscimento delle prestazioni.
Il nuovo accordo mira ad aggiornare tali regole.
Il nuovo accordo
L’accordo persegue innanzitutto l’obiettivo di facilitare la mobilità del lavoro all’interno dell’UE, attraverso:
- una distribuzione più equa degli oneri finanziari tra gli Stati membri;
- il rafforzamento delle misure per individuare e contrastare le frodi;
- una maggiore cooperazione tra Stati, anche tramite sistemi di notifica che garantiscano la copertura previdenziale dei lavoratori, nonché strumenti digitali che consentano ai datori di lavoro di accedere alle informazioni e gestire la documentazione online, anche attraverso il sistema EESSI (Electronic Exchange of Social Security Information).
In secondo luogo, l’accordo mira a tutelare i diritti sociali dei lavoratori in contesti transfrontalieri, mediante:
- l’aggiornamento delle norme UE in materia di indennità di disoccupazione per i lavoratori mobili;
- la revisione delle regole sull’esportazione delle indennità di disoccupazione per chi cerca lavoro in un altro Stato membro.
Prossimi passaggi
Sia il Parlamento europeo sia il Consiglio dovranno adottare formalmente l’accordo provvisorio prima che le nuove norme possano entrare in vigore. Questo processo potrebbe, tuttavia, richiedere mesi o anni.
Cosa significa per le imprese internazionali?
Sebbene le nuove regole non siano ancora in vigore, l’accordo rappresenta un passo concreto verso un cambiamento del quadro normativo e degli obblighi per le imprese globali.
Tra i principali vantaggi:
- maggiore certezza giuridica nei diversi mercati UE;
- migliore pianificazione a lungo termine della forza lavoro;
- riduzione del rischio di contenziosi e sanzioni.
Tra le principali criticità:
- minore flessibilità nella strutturazione dei rapporti di lavoro transfrontalieri;
- aumento degli oneri amministrativi e di compliance;
- possibile incremento del costo del lavoro in alcuni ordinamenti.
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