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Estonia: recepimento parziale della Direttiva UE sulla trasparenza retributiva

L’Estonia si orienta verso un recepimento parziale della Direttiva UE sulla trasparenza retributiva, introducendo alcune misure chiave in materia di trasparenza salariale e rinviando gli obblighi più complessi relativi al reporting e alla classificazione delle mansioni.
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La Direttiva UE sulla trasparenza retributiva dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 7 giugno 2026 e introduce nuovi obblighi per le aziende europee finalizzati a garantire maggiore trasparenza salariale e parità di trattamento tra uomini e donne.

La decisione del governo estone di adottare solo parte delle disposizioni previste dalla Direttiva arriva dopo le dichiarazioni del Ministro degli Affari Economici Erkki Keldo, che nelle scorse settimane aveva ipotizzato persino il mancato recepimento della normativa europea per evitare ulteriori adempimenti burocratici a carico delle aziende.

Contesto socioeconomico

Il tema assume particolare rilievo considerando che l’Estonia registra ancora uno dei gender pay gap più elevati dell’Unione Europea.

Secondo i dati diffusi da Statistics Estonia, il divario retributivo orario tra uomini e donne nel Paese si attesta al 13,2%. In alcuni settori economici, tuttavia, il gap supera il 20%, confermando come le differenze salariali rimangano particolarmente marcate in specifici settori economici.

Le rilevazioni di Eurostat restituiscono però un quadro ancora più critico: secondo l’istituto statistico europeo, il gender pay gap estone raggiunge il 18,8%, il valore più elevato dell’intera Unione Europea.

Proprio per questo motivo, parte del Governo e alcune organizzazioni sindacali spingono per un recepimento più ampio della disciplina europea.

Applicazione graduale della Direttiva

Secondo quanto annunciato dal Ministero dell’Economia estone, verranno comunque introdotte alcune misure considerate “essenziali” della Direttiva UE 2023/970 in materia di parità retributiva. Tra queste:

  • l’obbligo di comunicare ai candidati la fascia salariale prevista già prima del colloquio;
  • il divieto per il datore di lavoro di richiedere informazioni sulle retribuzioni percepite presso precedenti posizioni lavorative;
  • la possibilità per i lavoratori di condividere liberamente informazioni sul proprio salario con i colleghi;
  • il principio secondo cui uomini e donne che svolgono lo stesso lavoro non possano ricevere trattamenti economici differenti senza una giustificazione oggettiva.

Rimangono invece forti resistenze sulle misure più strutturate previste dalla Direttiva, in particolare sugli obblighi di reporting retributivo e sulla classificazione delle mansioni in categorie specifiche, strumenti richiesti dalla normativa europea per monitorare eventuali differenziali salariali superiori al 5% non giustificati da criteri oggettivi. Per adottare tali requisiti, il governo estone richiede una proroga di due anni.

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