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Mobilità Globale – Risoluzione del Parlamento europeo per contrastare il subappalto abusivo e proteggere i diritti dei lavoratori

Il 12 febbraio 2026 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione non vincolante (2025/2133(INI)) per rafforzare i diritti dei lavoratori nelle catene di subappalto.
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Indice dei Contenuti

Il 12 febbraio 2026, il Parlamento europeo ha adottato la risoluzione non vincolante ‘Affrontare le catene di subappalto e il ruolo degli intermediari al fine di proteggere i diritti dei lavoratori’ (procedura 2025/2133(INI)), volta a migliorare le condizioni di lavoro nelle complesse catene occupazionali dell’UE.

Contenuto

La risoluzione evidenzia le preoccupazioni relative a catene di subappalto lunghe e poco trasparenti e all’intermediazione di manodopera, che possono oscurare la responsabilità del datore di lavoro e facilitare lo sfruttamento.

Invita la Commissione europea a valutare l’introduzione di norme più rigorose a livello UE in materia di trasparenza, responsabilità e applicazione delle regole nei rapporti di subappalto, compresi possibili meccanismi di responsabilità solidale e una maggiore chiarezza sulla responsabilità degli intermediari.

La risoluzione del Parlamento europeo riconosce che il subappalto è una pratica economica comune, ma sottolinea che le lacune nell’applicazione delle norme possono lasciare i lavoratori in una situazione di vulnerabilità, in particolare nei contesti transfrontalieri. Si chiede, quindi, una cooperazione rafforzata tra le autorità nazionali e un ruolo più incisivo per l’Autorità europea del lavoro al fine di migliorare la vigilanza.

Impatto

La risoluzione adottata non modifica di per sé il diritto dell’UE, ma obbliga la Commissione a rispondere entro tre mesi, aprendo potenzialmente la strada a proposte legislative in materia di tutela del lavoro e trasparenza delle catene occupazionali.

Le discussioni sulla risoluzione in Parlamento hanno evidenziato una divisione: i sindacati hanno accolto con favore l’attenzione ai diritti dei lavoratori, mentre alcune organizzazioni datoriali hanno avvertito che norme troppo rigorose potrebbero gravare sulle imprese e complicare le catene di fornitura.

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