Il 2 marzo 2026, l’Unione europea e la Svizzera hanno sottoscritto un ampio pacchetto di accordi per rafforzare i loro rapporti. I cosiddetti «Bilaterali III» riguardano settori chiave come la sicurezza alimentare, l’energia elettrica, la sanità, i contributi finanziari e la partecipazione svizzera a programmi europei di rilievo come Horizon Europe, Erasmus+ e EU4Health.
Libera circolazione: le principali novità
Al centro degli accordi c’è la libera circolazione delle persone. La Svizzera si allinea alle attuali e future norme UE sulla mobilità e sui lavoratori distaccati, senza poter introdurre limiti al numero di lavoratori che possono entrare o essere distaccati nel Paese, anche se rimane una clausola di salvaguardia. Alcune eccezioni permangono, come la limitazione del permesso di soggiorno permanente dopo cinque anni ai soli individui economicamente attivi e il mantenimento delle regole esistenti sull’espulsione.
Per i cittadini UE e EFTA, la possibilità di vivere e lavorare in Svizzera con permessi L, B e G resta invariata, ma le regole si avvicinano ulteriormente al diritto europeo. L’accesso al mercato del lavoro continua a essere legato all’occupazione, non all’assistenza sociale.
Tra le principali innovazioni:
- Autorizzazioni al lavoro più rapide: grazie alla digitalizzazione delle procedure, i tempi per l’elaborazione dei permessi potrebbero ridursi a soli cinque giorni per trasferimenti infragruppo e prestatori di servizi;
- Fine delle quote per brevi missioni: verranno eliminate le restrizioni per incarichi fino a 90 giorni, semplificando la mobilità professionale temporanea;
- Semplificazione burocratica: un unico certificato digitale di sicurezza sociale sostituirà l’attuale sistema A1, alleggerendo le pratiche per i lavoratori transfrontalieri e i datori di lavoro.
Impatto e prossimi passi
Facilitando gli scambi tra la Svizzera e i 27 Stati membri dell’UE, questi accordi ampliano di fatto il bacino di talenti disponibili in un mercato di oltre 460 milioni di persone.
Tuttavia, la loro entrata in vigore dipende ancora da diversi passaggi: l’approvazione da parte del Parlamento europeo, seguita dalla conclusione da parte del Consiglio dell’UE; in Svizzera, la ratifica da parte del Parlamento e, infine, un referendum popolare.
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